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Biden e il futuro dei rapporti degli Usa con Europa, NATO e Russia

Biden e il futuro dei rapporti degli Usa con Europa, NATO e Russia

WASHINGTON - Dal 20 gennaio Joseph Robinette Biden junior sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti ed è opportuno, dunque, cercare di capire cosa cambierà nella politica americana da quella data in poi.

ABNA24 : Contrariamente alle aspettative di molti, la sostanza e gli obiettivi della politica estera americana non vedranno grandi cambiamenti.

Certamente nella forma tutto sarà diverso e Biden cambierà lo stile, il modo di approcciarsi verso gli alleati, verso le istituzioni multilaterali e nei confronti della globalizzazione dei mercati.

Ciò che rimarrò immutato sarà l’obiettivo finale, comune a tutte le amministrazioni americane anche prima di Trump: la supremazia americana nel mondo deve continuare e Washington cercherà di impedire a chiunque di poterla insidiare.

Una costante dell’approccio americano verso l’Europa è impedire con ogni mezzo la sua unità politica e,allo stesso modo, va ostacolato ogni possibile avvicinamento tra la stessa Europa e la Russia.

Durante la guerra fredda furono gli stessi USA a favorire la costruzione di un mercato comune nella parte occidentale del Vecchio Continente e ciò era funzionale alla contrapposizione all’impero sovietico. Scomparso quello, il rischio visto da Washington fu che l’Europa avrebbe potuto pensare che la “protezione” americana non fosse più necessaria e che potesse dar vita a una forza di difesa autonoma.

In realtà qualche europeo cominciò a parlarne e immaginò perfino la nascita di un “esercito europeo”, seppur soltanto sotto forma di una forza d’intervento rapido per situazioni di crisi internazionale. Il progetto fu immediatamente ridimensionato a causa della netta opposizione statunitense. Fu stabilito che qualunque forza armata europea non assumesse mai un’organizzazione di comando stabile e si coordinasse sempre con la NATO.

Agli inizi degli anni ’90 le istituzioni europee cominciarono a pensare fosse il momento di un “approfondimento”, nel senso che si rafforzassero le procedure unitarie e dalla semplice unione economica si passasse, gradualmente, a una unione politica. Cominciarono però le pressioni americane, sostenute dai britannici (e dall’avidità commerciale tedesca) verso un veloce “allargamento” che includesse gli ex Paesi europei dello scomparso Patto di Varsavia.

Fu subito evidente che procedere a nuovi ingressi prima di revisionare le istituzioni di Bruxelles significava abbandonare l’ipotesi di quell’approfondimento di cui si era parlato poiché i contrari non potevano che aumentare.

Oltre alla solita Gran Bretagna,soprattutto Polonia e Romania, oggetto di “particolari attenzioni” da parte americana rappresentavano l’ostacolo. Anche il “gruppo di Visegrad”, nato in tempi più recenti, difficilmente avrebbe vista la luce senza l’approvazione di Washington.

Tutte le amministrazioni d’oltreoceano, svanita con l’arrivo di Putin la possibilità di ridurre a “vassallo” la Russia, cominciarono poi a sottolineare la necessità di “contenerla” per evitare suoi (per quanto improbabili) desideri espansionistici a spese dei Paesi dell’est-europeo.

Ubbidienti, alcuni Paesi europei inventarono allora il“Partenariato Orientale” attraverso il quale l’UE mirava ad attirare nella propria orbita, in cambio di aiuti economici, tutti i Paesi che erano restati ancora troppo vicini a Mosca e ne subivano l’influenza.

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