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Caso Taiwan, Nicaragua è dalla parte di Pechino

Caso Taiwan, Nicaragua è dalla parte di Pechino

Managua - Il governo nicaraguense ha deciso di riallacciare al massimo livello i rapporti ...

ABNA24 – diplomatici con la Cina e, di conseguenza, rompere i rapporti diplomatici con Taiwan, che sono stati sempre di natura commerciale, mai politica. Non è un caso che Taiwan non si sia mai espressa a sostegno di Managua nelle diverse fasi del suo agire politico e non abbia mai tentato di esercitare pressioni sul suo grande sponsor – gli Stati Uniti – ai quali hanno sempre ricordato come la relazione fosse solo di affari.

La zona franca è l’unica porzione di territorio nicaraguense che interessava ai taiwanesi, che ora risultano essere riconosciuti solo da 13 Paesi, oltre al Vaticano, sui 197 che conformano l’intera comunità internazionale.

Gli Stati Uniti hanno reagito condannando la decisione che, a loro dire, sarebbe contraria agli interessi nicaraguensi (che loro tutelano con sanzioni) ma evidentemente non hanno chiesto il parere dei loro impiegati locali, che gli avrebbero spiegato come la stessa impresa privata nicaraguense aveva sempre chiesto al governo sandinista di ristabilire le relazioni con Pechino.

Alcuni osservatori hanno definito singolare che gli USA si preoccupino della fine delle relazioni con Taiwan quando così non fu nel caso di tutti gli altri paesi latinoamericani.

Ma ciò si deve ad una considerazione ovvia: se con gli altri paesi latini Pechino è affare commerciale, nel caso del Nicaragua non sfugge a Washington l’elemento politico di vicinanza che sostiene e rafforza l’area potenziale della collaborazione; un elemento propedeutico a terreni di iniziativa politica condivisa sulla scena internazionale.

Con la chiusura delle relazioni con Managua, Taiwan perde anche l’ultimo lembo di associazione politico-commerciale con l’America Centrale, giacché ora Nicaragua, Panama, El Salvador e Costa Rica, insieme alla Repubblica Dominicana hanno interlocuzione unica con la Cina e l’Honduras prevede, nel programma elettorale della nuova Presidente, Xiomara Castro, l’apertura delle relazioni con Pechino e la fine di quelle con Taipei.

La decisione nicaraguense obbedisce tanto a questioni di principio come di ordine pratico. Sul piano del principio c’è un riconoscimento pieno della realtà storico-territoriale della Cina che comprende Taiwan come territorio cinese a tutti gli effetti e non come paese indipendente e il pieno, totale esercizio di sovranità cinese sia su Taiwan che sul Mar della Cina.

L’adesione stretta del Nicaragua a quanto previsto dal Diritto Internazionale circa il rispetto dello spazio territoriale terrestre, acqueo e dei cieli è stato del resto l'asse anche dei ricorsi contro Colombia e Honduras; dunque ovvio che anche quando si tratti di altri Paesi il rispetto nicaraguense per l'integrità territoriale piena non può essere subordinato a contesti politici successivamente intervenuti e che abbiano modificato gli assetti in forma unilaterale.

La riapertura delle relazioni tra Managua e Pechino ed il reciproco riconoscimento politico era del resto inevitabile e, da parte cinese, era stato sottolineato in questi mesi con la difesa del Nicaragua operata in sede ONU e con l’immediato riconoscimento del risultato elettorale di Novembre. Gesti di valore politico importante e unilaterale che sono arrivati pur in assenza di relazioni diplomatiche formali e, per questo, ancor più meritorie. Il nuovo corso riporta le relazioni cino-nicaraguensi agli anni della prima tappa della Rivoluzione Sandinista; erano infatti state interrotte dal governo di Violeta Chamorro, che su ordine USA aveva rotto i rapporti con Pechino e aperto agli affari con Taipei. 

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