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Imam Ali (as) e il governo dal punto di vista islamico (2a p.)

Imam Ali (as) e il governo dal punto di vista islamico (2a p.)

Il governante inoltre non deve mescolarsi con individui dalle dubbie virtù e frequentare personaggi equivoci, e men che meno farne sfoggio, come purtroppo capita sempre più oggi dì:

(ABNA24.com) Il governante inoltre non deve mescolarsi con individui dalle dubbie virtù e frequentare personaggi equivoci, e men che meno farne sfoggio, come purtroppo capita sempre più oggi dì:

egli deve piuttosto ricercare la frequentazione dei sapienti e dei timorati di Dio, poiché ha l’obbligo imperativo di tenere sempre alta la tensione morale.

Uno dei compiti ingrati di un governatore è inoltre quello della riscossione delle tasse (kharâj era il nome della tassa fondiaria pro capite), ma evitando inutili e controproducenti vessazioni. Per questo il califfo incoraggia il suo preposto al governo dell’Egitto ad implementare a sua volta tutto ciò che contribuisce alla prosperità dei raccolti, di modo che le tasse non vengano a pesare troppo sulle spalle dei contadini, finendo quindi per essere percepite come un qualcosa d’ingiusto. Inutile sottolineare che questo punto, specie nell’Italia sottoposta alle ‘cure’ della cosiddetta troika (UE, BCE e FMI), è quanto mai da meditare a fondo… Ormai si pretendono tasse esose mentre si uccide l’economia!

Un governatore attento e scrupoloso non deve poi permettere che sorgano monopoli economici d’alcun tipo, secondo le direttive impartite dal centro del Califfato. Qui possiamo osservare una cosa importante: nel mondo moderno sono stati escogitati vari provvedimenti ed istituti, in linea con una concezione dell’economia (e dell’uomo) di tipo “liberistico”, presentati come una novità, nel quadro d’un progressivo (e “progressista”!) miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo e dei mezzi per ottenerlo.

L’America fa del cosiddetto “antitrust” (la tutela della “libera concorrenza”) un fiore all’occhiello della sua dottrina economica, pertanto esso è stato recepito anche nei suoi paesi-satellite. I liberisti inoltre sono convinti che la circolazione del denaro favorisca il benessere collettivo, ed abbiamo sentito anche un primo ministro italiano, nelle prime fasi dell’attuale “crisi”, incitare i suoi connazionali a “spendere” per mettere in moto l’economia.

Bene, in linea di principio (fatto salvo il fatto che il risparmio ha pure una sua eticità purché non diventi un accumulo di ricchezze dettato da mera avidità ed ingordigia), sia l’assenza di monopoli che la circolazione della ricchezza – specie quella monetaria – sono due principi sani. E difatti l’Islam, nella sua dottrina economica, li recepisce: si pensi alla zakât, una tassa, esatta dallo Stato per i bisogni di determinate categorie di aventi diritto indicate con cura nel Corano, che scoraggia l’accumulo di capitali, poiché sono quelli oggetto di tassazione. Ma nell’“economia islamica”, a differenza di quella moderna (sia “liberista” che “dirigista”), tutto trova il suo senso alla luce del nucleo metafisico, della “Rivelazione”, che ne costituisce il perno, così, accanto all’incoraggiamento dell’iniziativa privata (che i monopoli, e i “cartelli” oligopolistici, di fatto uccidono) e ad una tassazione che colpisce in particolare i patrimoni, troviamo un’etica che è quanto mai lontana da quella della moderna “concorrenza” economica, per tacere delle tasse, autentico flagello dei regimi democratici le quali vanno per di più a coprire i “bisogni” più assurdi e pretestuosi, come quello di tamponare gli interessi sul “debito pubblico” creati da una moneta-debito che è tale fin dal momento dell’emissione e che è proprietà di banchieri privati.

Nell’ordinamento islamico dello Stato, la moneta, oltre che essere solo d’oro o d’argento (e riportare sul recto ed il verso formule religiose ed il nome del sovrano), è al servizio di una orto-economia, ovverosia un’economia “retta” guidata da principi universalmente validi e veri nella misura in cui traducono, nell’ambito degli scambi di beni e servizi, quell’Unica Verità da cui trae origine il messaggio coranico.

L’Islam spinge incessantemente l’uomo a cercare la “prosperità” (falâh, non a caso della stessa radice di fallâh, “contadino”), da quella spirituale a quella materiale (mens sana in corpore sano…), così come apparentemente si pongono le ideologie contemporanee, le quali, però, non avendo alcuna base metafisica, ma tutt’al più un moralismo, finiscono per tradursi in un fallimento pratico ed una regolare delusione per chi vi aveva riposto speranze palingenetiche, con l’uomo che finisce per stare sempre peggio.

L’essere umano, come insisteva l’imâm ‘Alî nella sua “lettera” a Mâlik al-Ashtar, va considerato per quello che è, coi suoi pregi e suoi difetti, e tutti gli uomini vanno considerati allo stesso modo, purché non si perda mai di vista la bussola del “timor di Dio” e la consapevolezza che “servire” implica primariamente il servizio al Signore, tramite la costante disponibilità di chi detiene un “potere” (non “suo”) nei confronti di tutti, specialmente i poveri e gli oppressi (mustad‘afûn).

Forte di tutte queste raccomandazioni, il neo-incaricato governatore dell’Egitto si mosse alla volta dell’Egitto, per riportarvi la pace e la concordia, ma non ebbe mai il tempo di applicarle, poiché lungo il percorso, probabilmente ‘intercettato’ dagli avversari (in primis gli alleati di Mu‘âwiya, il governatore della Siria rimosso dal califfo ‘Alî), venne avvelenato a morte durante un pasto offertogli con l’inganno.

Ma una volta scomparso il destinatario, rimane ad ogni modo l’importanza di questo documento, che oltre ad illuminarci sulle virtù di chi lo redasse si pone come sicura guida per chiunque, oggigiorno, intenda assumere incarichi di governo per il bene e la prosperità della sua comunità.

(*) La traduzione dall’arabo è dell’Hujjat al-Islam Damiano ‘Abbas Di Palma, intervistato sul numero 4/2012 di “Eurasia”. La “presentazione” è di Ghorban Ali Pourmarjan, ex Direttore dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia. La “Prefazione” è del Centro per la traduzione e la pubblicazione della sapienza islamica e delle scienze umane (Iran).



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