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La raccolta del Corano- 1a parte

La raccolta del Corano- 1a parte

Si riporta che il Profeta stesso si occupò della raccolta delle pagine del Corano.

(ABNA24.com) Secondo alcune fonti però la raccolta ufficiale si ebbe dopo la sua dipartita, in ispecie una versione ufficiale venne redatta durante il periodo del terzo califfo Uthman Ibn Affan. La documentazione è varia e potrebbe presentare contraddizioni apparenti necessitando dunque di uno scrutinio appropriato.

Quel che è chiaro è che sin dal tempo del Profeta vennero prese alcune misure onde preservare il Corano e non perderlo, come avvenne per le Scritture precedenti. Tra esse citiamo le seguenti:

1) Dopo aver ricevuto una rivelazione, il Profeta la recitava prima ad un gruppo di suoi compagni e poi, una seconda volta, ad un altro gruppo che includeva anche le donne.[1]

2) Il Profeta enfatizzò molto l’importanza della memorizzazione del Corano. Si riporta che disse: “Il migliore tra voi è chi apprende il Corano e lo insegna agli altri”.[2] E disse anche: “Ripassate quello che avete memorizzato del Corano perché è facile che sfugga più di un cammello slegato”.[3]

3) I musulmani avevano l’obbligo di memorizzare alcune parti del Corano onde compiere le Preghiere quotidiane. Inoltre si riporta che il Profeta disse che il più degno di guidare i credenti durante la Preghiera è colui che ha memorizzato più parti del Corano.[4]

4) In alcune narrazioni si esortano i musulmani a leggere il Corano dal testo scritto.[5] Se ciò è avvenuto al tempo del Profeta, inevitabilmente fogli e papiri scritti del Corano sono rimasti in circolazione sin dall’imminente periodo post-profetico.

5) Ai nuovi musulmani emigrati a Medina veniva assegnato un compagno per insegnar loro il Corano. L’insegnamento del Corano apportava una costante e udibile recitazione nella moschea di Medina al punto tale che il Profeta chiese ai credenti di recitare a bassa voce onde non disturbare gli altri.[6]

La raccolta del Corano al tempo del Profeta

Secondo varie fonti il Corano, oltre che ad essere stato memorizzato, sarebbe stato anche redatto in forma scritta al tempo del Profeta. Ciò viene confermato dal fatto che egli recitava direttamente da fogli: “un inviato da Iddio che recita fogli purissimi” (98:2). Inoltre Ibn Nadim menziona nell’opera “al-Fihrist” i seguenti scribi del Corano durante il periodo profetico: Ali Ibn Abi Talib, Sa’d Ibn Amr Ibn Zayd, Abu Darda’, Ma’adh Ibn Jabal, Abu Zayd Ibn Nu’man, Ubayy Ibn Ka’b e Zayd Ibn Thabit.

In una narrazione Ibn Abbas riporta che quando il Profeta fu in punto di morte alcuni compagni iniziarono a litigare in sua presenza in quanto egli voleva lasciare un documento scritto prima della sua dipartita. A quel punto Umar Ibn al-Khattab disse: “Avete il Corano tra voi. Il Libro d’Iddio ci è sufficiente”.[7]

Anche la famosa narrazione al-thaqalayn può essere utilizzata a tal riguardo, ove il Profeta afferma: “Lascio tra voi due cose preziose: il Libro d’Iddio e la mia famiglia”.[8]

 La raccolta del Corano al tempo di Abu Bakr

Nonostante il Profeta ordinò ai suoi compagni di mettere per iscritto il Corano, è plausibile che durante la sua presenza non vi fosse ancora un unico codice di facile accesso per i fedeli. Ali Ibn Abi Talib dichiarò che non avrebbe più indossato il suo mantello (con l’intento di uscire di casa), all’infuori che per la Preghiera del venerdì, prima di aver raccolto il Corano.[9] Lo fece in sei mesi compilando una versione inclusiva della spiegazione dei versetti e delle cause della loro rivelazione.

Durante la battaglia di Yamama[10] ottanta, o quattrocento secondo alcune fonti, huffaz (memorizzatori del Corano) persero la vita preoccupando Abu Bakr sul destino del Corano e sul pericolo di perderlo o dimenticarlo. Fu così che commissionò Zayd Ibn Thabit di raccoglierlo “dai cuori di coloro che lo hanno memorizzato” per fornire un unico volume univocamente accettato ed in circolazione in terra musulmana. Si narra che fu Umar a fare presente ad Abu Bakr l’elevato numero di vittime tra gli huffaz ed a consigliargli di raccogliere i vari fogli sparsi del Corano. Inizialmente Abu Bakr rimase scettico, in quanto non voleva fare qualcosa che il Profeta non avesse fatto prima di lui, ma poi “Dio gli aprì il cuore” ed incaricò Zayd della missione.[11]

Degno di nota è il fatto che dalla stessa narrazione presente in Bukhari si evince che non vi fu fretta di avere una versione codificata del Corano in quanto la raccolta di Zayd passò personalmente ad Umar e poi a sua figlia Hafsa. Ciò potrebbe dimostrare che il Corano fosse già diffuso tra i musulmani del tempo e che la copia ricevuta da Hafsa fosse stata redatta nel malaugurato caso il Corano potesse andare perduto




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