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Virus, misteri e segreti: chi c'è dietro al laboratorio di Wuhan

Virus, misteri e segreti: chi c'è dietro al laboratorio di Wuhan

LONDRA - Nel 2003 il mondo intero, quasi senza saperlo, scampò al pericolo di una pandemia globale.

ABNA24 : Allora, come nel 2019, fu un coronavirus a mettere a repentaglio l’umanità. Gli scienziati chiamarono quel patogeno, apparso in Cina, nella provincia meridionale del Guangdong in circostanze mai del tutto chiarite, Sars. Un acronimo di Severe acute respiratory syndrome, visto che quel virus, quasi sicuramente proveniente da un pipistrello, provocata una strana polmonite atipica. Il contagio si diffuse al di fuori del territorio cinese, toccando 30 Paesi e zone differenti. Senza alcun vaccino, e in circostanze misteriose tanto quanto la sua comparsa, il Sars sparì senza quasi lasciare traccia. Tra il novembre 2002 e il luglio 2003 furono registrati 8.096 casi e 774 decessi per un tasso di letalità finale pari al 9.6%. Un anno dopo l’epidemia di Sars, la comunità internazionale iniziò per la prima volta a interrogarsi seriamente su quali mosse mettere in campo per sconfiggere le prossime malattie emergenti. Fu in una cornice del genere che, nel 2004, Hu Jintao e Jacques Chirac, all’epoca rispettivamente presidente cinese e francese, trovarono un inedito accordo scientifico. Francia e Cina decisero di costruire un laboratorio P4, cioè dotato del massimo livello di biosicurezza possibile, per studiare i virus altamente patogeni. La struttura sorse a Wuhan, dove era già presente un istituto di ricerca sulla virologia gestito dall’Accademia cinese delle scienze, il Wuhan Institute of Virology (WIV). La genesi Sulla cooperazione transalpina influirono anche i motivi storici, visto che il capoluogo della provincia dello Hubei, nell’Ottocento, era la sede della concessione francese. Ancora oggi, questa città ospita i bracci cinesi di numerose aziende e multinazionali transalpine, tra cui, soltanto per fare qualche esempio, Peugeot, L’Oréal, Eurocopter e Renault. Se Chirac e il premier Jean-Jacques erano soddisfatti per aver fatto avvicinare la Francia all’emergenza Cina, il ministero degli Affari Esteri di Parigi era a dir poco titubante per la concretizzazione della partnership franco-cinese sul laboratorio. Ampie fette del deep state francese vedevano come fumo sugli occhi l’idea di trasferire verso Pechino tecnologie sensibili. E non solo per il fatto di rafforzare un rivale, ma anche e soprattutto per l’incognita relativa alla sicurezza pubblica. I cinesi, data la loro sostanziale inesperienza in materia, sarebbero stati in grado di maneggiare strumenti del genere senza fare danni? Grazie a un mix di finanziamenti cinesi e tecnologia ed esperti francesi, il cantiere del laboratorio terminò nel 2015, mentre la struttura entrò in funzione nel 2018. Proprio in concomitanza con la prima visita di Stato in Cina di Emmanuel Macron. A quel punto accadde qualcosa di inaspettato. I francesi, che stando agli accordi presi avrebbero dovuto visionare e controllare le ricerche svolte all’interno della struttura, sarebbero stati estromessi da ogni attività. Gli scienziati cinesi iniziarono quindi a maneggiare tecnologie altamente sensibili e virus pericolosissimi in completa autonomia.

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