Secondo l'Agenzia di Stampa Internazionale Ahl al-Bayt (AS) - ABNA - In un'analisi pubblicata sul canale Americana, Jack Hunter, autore e analista politico, riguardo alla possibilità di uno scontro tra Iran e Stati Uniti, ritiene che Donald Trump, se dovesse muoversi verso l'inizio di una nuova guerra con l'Iran, incontrerà una forte e diffusa opposizione nell'opinione pubblica; un'opposizione chiaramente visibile nei risultati di diversi sondaggi autorevoli, che mostrano scarsa inclinazione verso un'azione militare.
Secondo un recente sondaggio dell'istituto SSRS e dell'Università del Maryland, solo il 21% degli americani sostiene l'inizio di un attacco a Teheran, mentre il 49% è contrario e il 30% non ha un'opinione definita. Anche tra i repubblicani, il tasso di sostegno a un'azione militare raggiunge solo il 40%, e il 25% di questo gruppo ha dichiarato esplicitamente la propria opposizione.
Un precedente sondaggio YouGov/Economist mostrava anch'esso una chiara superiorità degli oppositori della guerra, con un margine del 48% contrario contro il 28% favorevole. Inoltre, i risultati di un sondaggio della Quinnipiac University indicano che il 70% dei cittadini americani è contrario all'intervento militare degli Stati Uniti per sostenere i manifestanti in Iran.
Hunter confronta queste cifre con il clima politico del 2003, quando il 72% dell'opinione pubblica americana sosteneva l'invasione dell'Iraq durante la presidenza di George W. Bush. Tuttavia, secondo lui, nel ventesimo anniversario di quella guerra, il 61% degli americani riteneva che l'invasione dell'Iraq fosse stata una decisione sbagliata.
La conclusione di questa analisi afferma che, in una situazione in cui il sostegno a una guerra con l'Iran è al massimo vicino a un quarto degli elettori o addirittura inferiore, Trump rischia di ripetere una decisione che molti oggi considerano uno degli errori di politica estera americana più costosi e dannosi nella storia contemporanea.
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