Un esponente della comunità coranica iraniana ha affermato che la profanazione delle santità da parte dei riottosi durante i recenti disordini in Iran dimostra che il nemico è preoccupato circa l'aderenza dei giovani ai valori religiosi.
Mohammad Reza Mosayyebzadeh, docente universitario ed attivista coranico, ha parlato con IQNA circa i recenti avvenimenti in Iran.
Nell'intervista, Mosayyedzadeh ha condannato le violenze compiute da un limitato gruppo di facinorosi in questi giorni, affermando che mentre una parte di cittadini ha portato avanti una protesta pacifica incentrata su istanze economiche denunciando in particolare il caro prezzi, un limitato gruppo di facinorosi ha approfittao della situazione per compiere atti di vandalismo, se non di vero e proprio terrorismo.
Nei disordini, ha ricordato Mosayyebzadeh, si è assitito ad assalti contro beni pubblici e privati, così come ad attacchi contro le forze dell'ordine ed inermi cittadini, da parte di bande armate che non hanno nulla a che fare con i cittadini scesi in un primo momento in piazza in modo pacifico contro il caro prezzi.
Queste bande, ha aggiunto l'attivista, sono armate di armi bianche e spesso anche di armi da fuoco, e si muovono seguendo schemi ben precisi che fa pensare ad una regia comune dietro tali azioni.
Mosayyebzadeh ha messo in evidenza i numerosi attacchi da parte di questi gruppi contro le santità islamiche. Le bande in questione hanno infatti assaltato e appiccato il fuoco a diverse moschee e altri luoghi di riunione per eventi religiosi, dando alle fiamme numerose copie del Sacro Corano.
Secondo Mosayyebzadeh, tale sviluppo mette in luce l'attenzione di coloro che stanno dietro ai recenti disordini circa il ruolo svolto dalla religione e da simboli come le moschee e il Corano nella società iraniana.
Questi sono infatti capisaldi che nel corso della storia hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nella salvaguardia dell'unità della società iraniana e nella difesa dei valori del popolo iraniano.
L'attivista ha ricordato che il nemico è preoccupato del fatto che i giovani, nonostante decenni di propaganda anti religiosa a livello mondiale, sono ancora legati a tali valori e che non hanno affatto ripudiato il sacro come avvenuto in altri paesi.
A dimostrazione di ciò, Mosayyebzadeh ha ricordato la partecipazione di oltre un milione di giovani e giovanissimi ai riti dell'Itikaf la scorsa settimana. L'Itikaf ricordiamo è un ritiro spirituale in moschea della durata di tre giorni che si svolge ogni anno nei giorni tredici, quattordici e quindici del mese di Rajab, in cui si digiuna e ci si dedica completamente alla preghiera e alla contemplazione di Dio.
Secondo Mosayyebzadeh, questo dato di fatto porta il nemico a prendere di mira proprio questi simboli, con l'obiettivo di indebolire i punti fermi della società, per aprire la strada ai propri disegni disgregatori.
L'attivista ha aggiunto comunque che nonostante gli sforzi del nemico, il rapporto tra la società iraniana, in particolare i giovani, e simboli come moschee e Corano è cementato da oltre mille anni di storia e che per questo non può essere incrinato dalle azioni violente di chicchessia.
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