(ABNA24.com) Veniva etichettato come un nemico acerrimo degli Stati Uniti e proprio per questo il presidente Donald Trump ha deciso di eliminarlo, togliendolo dalla scena internazionale ma di fatto aprendo un nuovo fronte rovente in Medio Oriente. Perché è ovvio che l'assassinio di Soleimani inaugura una nuova stagione di sangue e di odio, di reazioni e di vendette. Il generale più prestigioso dell'esercito iraniano, soprannominato 'comandante ombra', era nato nel 1957 a Rabor da una famiglia contadina e aveva trascorso buona parte della sua infanzia in montagna, anche se a 13 anni lavorava già come impiegato in una compagnia che si occupava di gestione idrica. Ma nel 1979, a 22 anni, si era unito come volontario alle Guardie Rivoluzionarie che si dovevano occupare di garantire all'ayatollah Khomeini la forza per rovesciare lo Shah Reza Palhavi e andare al potere. Il suo carattere introverso e la sua predisposizione per il decisionismo gli spianarono la strada nell'esercito. La svolta militare avvenne nella lunga guerra che contrappone l'Iran all'Iraq, quando venne messo a capo delle forze Al Quds, l'elite delle truppe iraniane. La sua popolarità si impennò solo nel 2003, contemporaneamente all'invasione americana in Iraq, quando i funzionari statunitensi iniziarono a richiedere la sua uccisione. "Il fronte di guerra è il paradiso perduto dell'umanità", aveva detto in una intervista. Il generale Soleimani aveva tenuto i rapporti con Hezbollah libanese, e aveva sostenuto il presidente siriano Bashar Assad. Soprattutto, non c'era angolo del Medioriente dove non avesse in qualche modo l'influenza. Per questa ragione la sua vita era in pericolo e più volte era stato dato per morto. In realtà, era sempre riuscito a cavarsela, compreso nel 2012 quando non riportò nemmeno un graffio negli attentati contro il gotha siriano. Stavolta no, stavolta il missile sganciato dal drone a stelle e strisce non gli ha lasciato scampo. Con tutte le conseguenze che la sua mancanza porterà.
/129
4 gennaio 2020 - 06:24
Codice notizia: 999067
Il generale Qassem Soleimani era considerato un'icona della rivoluzione islamica. Al momento in cui è stato ucciso da un drone statunitense, si stava occupando dei dossier più delicati della politica estera dell'Iran, dalla Libia all'Iraq, dalla Siria al Libano.