(ABNA24.com) Mentre gli storici sono incerti sulle origini dell’isolamento sanitario, con documenti trovati nell’Antico Testamento e negli Hadith, raccontisulla vita del profeta Maometto, tutti, invece, concordano sul fatto che la “quarantena”, com’è nota oggi, non sarebbe stata sviluppata senza il lavoro di Ibn Sina, medico persiano noto in Occidente come Avicenna. Quest’ultimo nacque a Bukhara il 22 agosto del 980 e morì a Hamadan il21 agosto del 1037, nell’attuale Iran. Le sue opere più famose sono “Il Libro della Guarigione” e “Il Canone della Medicina“. George Sarton, storico della scienza, definì Avicenna come: “ il più famoso scienziato dell’Islam e uno dei più famosi di tutte le razze, luoghi e tempi “.
Ibn Sina fu il primo a sostenere l’uso della quarantena per controllare la diffusione delle malattie, nella sua enciclopedia medica in cinque volumi “Il Canone della Medicina“, originariamente pubblicata nel 1025. Inoltre, lo studioso spiegò che la malattia può diffondersi attraverso delle particelle molto piccole e che non possono essere viste a occhio nudo, una scoperta che è stata dimostrata secoli dopo, grazie all’invenzione del microscopio.
Tutti gli storici concordano sul fatto che il lavoro di Avicenna fu il primo a gettare le basi per la quarantena moderna. Alcuni sostengono che l’attuale denominazione di “quarantena” deriva dal termine arabo “arba’3inat” (quaranta giorni/quarantena), che era ritenuta la durata ideale della separazione fra persone infette e popolazione sana. Una misura che
Avicenna usava per indicare il suo metodo d’isolamento, anche se oggi la quarantena non deve essere necessariamente di quaranta giorni precisi, ma indica semplicemente la prassi in sé, a prescindere da quanti giorni effettivi essa puòdurare. Con questa espressione fu indicata l’epidemia di peste che si diffuse nel Medioevo, dal 1348 al 1359, in Europa causando milioni di vittime.
Nel 1347, quando una nave proveniente dall’Oriente attraccò nel porto di Ragusa (odierna Dubrovnik, Croazia), le autorità locali imposero ai passeggeri a bordo di non scendere prima che fossero trascorsi quaranta giorni. Da lì Il nuovo metodo fu adottato dagli europei. Cosí lo troviamo più tardi nel famoso lazzaretto per i malati di peste. Un sistema d’isolamento di cui parla Alessandro Manzoni nel suo romanzo “I Promessi Sposi” del 1827. Un metodo che fu usato anche per la lebbra, la sifilide, ultimamente per Ebola e purtroppo anche per il Coronavirus.
Nel frattempo, altri credono che il termine abbia origine dalla parola “quarantena” nelvecchio linguaggio veneziano. I mercanti di Venezia usarono il termine durante la peste nera nel 14° e il 15° secolo per definire il periodo di quaranta giorni che tutte le navi dovevano stare in isolamento prima che i loro passeggeri e l’equipaggio potessero scendere a terra.
Nonostante le opinioni contrastanti, ciò che è certo è che Ibn Sina era in anticipo sui tempi e sarà sempre una figura paterna della prima medicina moderna. Ciò che separa Ibn Sina da molti dei suoi pari studiosi, dell’Età d‘Oro islamica, è che il suo lavoro è ben rispettato sia nel mondo islamico sia in Occidente.
Tra il XIII e il XVII secolo, l’enciclopedia medica di Ibn Sina, “IL Canone della Medicina“, fu il fondamento dei programmi di educazione medica in alcune delle più antiche università europee, è stato tradotto in latino in Spagna nel 12° secolo. Da allora, la pubblicazione ha dominato la sfera della medicina occidentale.
L’Università di Bologna fu la prima ad adottare l’opera di Ibn Sina come base della sua educazione medica, nel 13° secolo, per poi essere seguita dall”Università di Montpellier in Francia, l’Università di Cracovia in Polonia e quella di Lovanio in Belgio.
Oggi possiamo dire che l’eredità di Avicenna émolto di aiuto alla nostra lotta contro il coronavirus, mentre il suo spirito transfrontaliero ci sta insegnando il senso di una crescente tendenza della solidarietà globale.
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