Secondo l'agenzia di stampa Ahl al-Bayt (a.s.) – ABNA – l'Istituto di ricerca culturale della Rivoluzione Islamica, in occasione del martirio e del corteo funebre del leader martire della Rivoluzione Islamica, Sua Santità il grande ayatollah Seyyed Ali Khamenei (che la sua anima pura sia santificata), ha preparato un memoriale intitolato «Imam-mujahid martire» contenente note di importanti personalità scientifiche, politiche, culturali e militari, che sarà pubblicato nei media del leader martire. Quanto segue è la nota di Seyyed Abbas Araghchi, ministro degli Esteri, pubblicata con il titolo «L'eredità della gloria; il lascito del pensiero di Seyyed Ali Khamenei nella politica estera».
«Quando la storia, in momenti cruciali, si mette alla ricerca di nomi per registrare la grandezza della resistenza di una nazione, incontra figure che hanno superato non solo il loro tempo, ma anche gli orizzonti del futuro. Il leader martire, l'ayatollah Seyyed Ali Khamenei (che Dio lo accolga), appartiene alla stirpe di quelle vette inamovibili; una personalità che negli anni della sua leadership ha elevato la diplomazia dal livello di fredde relazioni di potere e azioni meramente amministrative al rango di significato, identità e missione civilizzazionale, e ha trasformato la politica estera nel linguaggio eloquente della dignità di una nazione.
Le difficili esperienze degli ultimi anni, accompagnate dall'imposizione di due guerre di aggressione da parte dell'America e del regime sionista contro il nostro amato paese, hanno chiaramente dimostrato che la diplomazia, nei momenti storici di svolta, non è semplicemente uno strumento di regolazione delle relazioni, ma uno specchio dell'identità e della volontà nazionale. L'eredità lasciata dal leader martire nel campo della politica estera è proprio di questo genere; un racconto vivente del legame tra dignità nazionale, saggezza politica e opportunismo intelligente, che tra le onde tumultuose di sanzioni, pressioni, minacce e guerra ha creato una posizione distintiva per la Repubblica Islamica dell'Iran.
Questo capitale si basa, prima di tutto, sul principio fondamentale dell'indipendenza; un'indipendenza che non si definisce come isolamento, ma come presenza attiva, efficace e al tempo stesso non dipendente nel sistema internazionale. In questo sistema di pensiero, la diplomazia acquista significato quando la nazione si considera soggetto dell'interazione, non strumento di scambio. Per questo, la politica estera della Repubblica Islamica ha sempre cercato, mantenendo le sue linee rosse identitarie, di mantenere aperto il dialogo con il mondo.
La sua eredità va oltre gli angusti schemi delle teorie realiste riduttive o liberali e si basa su un fondamento solido e profondo di identità islamico-iraniana; un fondamento in cui gli interessi nazionali sono definiti in continuità con i valori, non in conflitto con essi. In questo quadro, la combinazione di idealismo e realismo è una delle caratteristiche fondamentali di questa scuola di pensiero; perché il sistema internazionale è un'arena di conflitto di interessi, ma l'assenza di ideali riduce la diplomazia a uno scambio senz'anima e senza verità.
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