3 gennaio 2021 - 09:36
Gen. Soleimani un anno dopo: la Resistenza in Siria, Libano e Palestina è più viva che mai

Un anno è passato dal barbaro assassinio ordinato dal Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, a Baghdad, del Comandante del corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, CGRI, il Generale Qaasem Soleimani e di Abu Mahdi al-Muhandis, leader delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene Hashd al-Shaabi, colpiti da un drone statunitense.

ABNA24 : Nell'attacco morirono altre 7 persone del convoglio che accompagnava all'aeroporto di Bagdad i due comandanti. Questo omicidio, un agguato mafioso in piena regola, mise in allarme il mondo intero, una guerra sembrava imminente tra Iran e USA. La rappresaglia iraniana al momento fu un attacco ad una base statunitense in Iraq, dove almeno 100 soldati riportarono traumi celebrali. Per Teheran la vendetta, comunque, non è stata ancora compiuta ed è diventata uno spettro un incubo per Washington, con continui invii di bombardiere, portaerei nel Golfo persico. L'emergenze Covid-19 ha distolto in parte l'attenzione su questa vicenda, le provocazioni non sono mancate, anche gravi, come l'assassinio da parte di Israele dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, lo scorso 30 novembre. Certamente la scomparsa di Soleimani è stato un duro colpo per l'Asse della Resistenza, rappresentato da Iran, Siria, Hezbollah, ma non l'ha indebolito. L'assassinio di Soleimani è stato attuato per contenere l'Iran e le sue attività nella regione, La ragione però è anche un'altra: Il comandante del CGRI è stato ucciso anche per quello che ha fatto, una vendetta per come ha organizzato la Resistenza in Libano, Siria, Iraq, Palestina e per le sconfitte inflitte ai piani di Washington e Tel Aviv, almeno a partire dal 2006.

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