Secondo l'Agenzia di stampa internazionale Ahl al-Bayt (ABNA), il Los Angeles Times, nel suo reportage da Teheran, è stato costretto a riflettere le scene storiche dell'enorme folla alla marcia di lunedì; una folla che, secondo il giornale, ha superato persino i funerali del generale Soleimani nel 2020, e le immagini aeree trasmesse dalla televisione di Stato iraniana ne hanno confermato la portata senza precedenti. Questo media, menzionando i cartelli «Morte a Trump» e «Morte a Netanyahu» e gli spaventapasseri appesi, descrive questo movimento non come un semplice lutto, ma come una dichiarazione di determinazione nazionale a una «dura vendetta» e alla continuazione della via del leader martire, e, citando i dolenti, conferma il loro impegno a vendicare il sangue e a proseguire la via della resistenza.
Il rapporto prosegue analizzando i solenni funerali nel contesto dei negoziati postbellici con l'America e riconosce che l'Iran utilizza questa dimostrazione di unità come leva per realizzare le proprie richieste strategiche come il controllo dello Stretto di Hormuz, il proseguimento del programma nucleare e la risoluzione dei conflitti regionali. Il Los Angeles Times, notando la sospensione dei negoziati fino al termine della cerimonia, ritiene chiaro il messaggio da Teheran: qualsiasi accordo dipende dall'accettazione da parte dell'America delle nuove realtà sul campo – realtà in cui l'Iran, facendo leva sulla sua posizione geopolitica, ha assunto il controllo della leva di pressione e gestisce il «gioco del tempo» a proprio favore.
Nella parte finale, il giornale considera l'assenza della Guida Suprema della Rivoluzione, l'ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, per motivi di sicurezza, e la chiusura diffusa di strade, aeroporti e della vita quotidiana durante questa cerimonia, come segno della gestione coordinata del paese nell'organizzazione di questo evento colossale. Il Los Angeles Times, infine, nonostante i tentativi di enfatizzare eccessivamente le sfide, è costretto a riflettere il fatto che la Repubblica Islamica, sostenuta dalla partecipazione di milioni di persone e dallo spirito rivoluzionario, ha dimostrato ancora una volta che le minacce e gli omicidi dei nemici non indeboliscono la volontà della nazione, ma moltiplicano cento volte la loro determinazione a continuare la via dei martiri e a realizzare le promesse divine.
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