(ABNA24.com) - Dopo l’attacco di settimana scorsa contro due petroliere nel Golfo dell’Oman, le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono arrivate molto vicine al punto di rottura.
Un’eventuale nuova provocazione rischia di scatenare uno scontro militare dalle conseguenze potenzialmente rovinose, soprattutto in considerazione che nessuna delle due parti sembra avere opzioni percorribili per fare un passo indietro senza dover pagare un prezzo politico altissimo.
Su uno scenario già incandescente, è arrivata lunedì anche la notizia che la Repubblica Islamica si appresta inevitabilmente a violare una delle condizioni stabilite di comune accordo con la comunità internazione in merito al proprio programma nucleare. Tra una decina di giorni, la quantità di uranio arricchito prodotta in Iran supererà cioè i limiti previsti dall’accordo di Vienna del 2015 (JCPOA), indebolito in maniera letale dall’uscita degli Stati Uniti decisa nel maggio dello scorso anno dall’amministrazione Trump.
L’annuncio delle autorità iraniane è la diretta conseguenza della legittima decisione annunciata qualche settimana fa di venir meno ad alcune prescrizioni del trattato a causa delle restrizioni reimposte dagli Stati Uniti. In assenza di improbabili iniziative diplomatiche, attese in maniera vana dall’Europa, la violazione tecnica dell’accordo di Vienna aggiungerà così ulteriori frizioni tra Washington e Teheran.
Per quanto riguarda invece l’episodio di giovedì scorso, gli USA com’è noto hanno puntato immediatamente il dito contro l’Iran e a supporto di questa tesi hanno prodotto un filmato poco chiaro che documenterebbe la rimozione, da parte dell’equipaggio di un’imbarcazione iraniana, di una mina magnetica non esplosa dal fianco di una delle navi colpite.
La versione dei fatti proposta dall’amministrazione Trump ha però poco o nulla di verosimile. A smentirla basterebbe il fatto che, durante l’attacco alle due petroliere, di cui una di proprietà giapponese, proprio il capo del governo di Tokyo, Shinzo Abe, era in visita a Teheran per una missione che era stata presentata come un estremo tentativo di esplorare un percorso diplomatico con gli Stati Uniti. Un’operazione simile e con questo tempismo non avrebbe avuto dunque alcun senso da parte della Repubblica Islamica.
Ugualmente, come suggerisce la logica e il commento di più di un osservatore, in riferimento al filmato distribuito dagli USA che proverebbe la responsabilità iraniana, appare anche difficile che un ordigno non esploso venga rimosso così facilmente e velocemente senza alcuna precauzione, sia pure da personale esperto.
La vera domanda da porsi, come sempre in presenza di eventi che odorano di “false flag”, è chi potrebbe trarre vantaggio da un simile attacco. Viste le pressioni crescenti sull’Iran, è evidente che siano solo gli avversari di questo paese ad avere interesse nel rendere ancora più complicata la posizione internazionale di questo paese . Molti attori nella regione hanno d’altra parte le capacità per condurre un’operazione di questo genere, dal Mossad israeliano a forze legate ad Arabia Saudita o Emirati Arabi o, ancora, gruppi iraniani anche si oppongono all’attuale regime di Teheran, per non parlare della CIA.
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19 giugno 2019 - 08:49
Codice notizia: 952634
- Dopo l’attacco di settimana scorsa contro due petroliere nel Golfo dell’Oman, le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono arrivate molto vicine al punto di rottura.