3 marzo 2020 - 13:27
Afghanistan e gli ostacoli alla pace

- Sono bastate poche ore dalla firma dell’accordo di pace tra il governo americano e i Talebani per avere l’ennesima conferma che il percorso diplomatico che dovrebbe mettere fine alla lunghissima guerra in Afghanistan sarà estremamente complicato.

(ABNA24.com)Il documento uscito dalla cerimonia organizzata sabato a Doha, in Qatar, si è infatti subito arenato dopo che il presidente afgano, Ashraf Ghani, ha frenato bruscamente sullo scambio di prigionieri con i Talebani, considerato un elemento chiave per far partire le trattative tra questi ultimi e il governo-fantoccio di Kabul. Lunedì, un attacco rivendicato dagli stessi Talebani ha poi di fatto rotto la tregua, provocando due morti e una decina di feriti.

L’accordo, più volte rimandato nei mesi scorsi, dovrebbe portare al ritiro dal paese asiatico di tutte le forze di occupazione degli Stati Uniti e dei loro alleati entro l’aprile del prossimo anno, passando da un periodo di transizione che, a partire dal mese di luglio, vedrà una riduzione dei soldati americani dalle 14 mila unità attuali a circa 8.600. I Talebani, in cambio, dovranno tra l’altro impegnarsi a non dare ospitalità a gruppi terroristici che intendono prendere di mira gli interessi americani.

La tregua era scaduta ufficialmente domenica e doveva anticipare i negoziati previsti tra i militanti e il governo afgano, con la liberazione di cinquemila prigionieri talebani e un migliaio di quelli nelle mani di questi ultimi come iniziativa volta a creare un clima di fiducia tra le due parti. In un secondo momento avrebbe dovuto invece essere studiata una “road map” per il futuro politico del paese, basata sull’integrazione degli “insorti” combattuti finora da Washington.

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La debolezza estrema del governo di Kabul è probabilmente alla base del rifiuto di Ghani. Quest’ultimo, così come molti altri all’interno della classe dirigente afgana formatasi dopo l’invasione USA del 2001, teme che il sistema attuale possa crollare rapidamente in seguito alla legittimazione dei Talebani.