(ABNA24.com) Il percorso spirituale di un uomo ha poco a che fare con la geometria, dove una proprietà della retta è di essere la linea più breve tra due punti. Il percorso di un uomo non risponde a regole o cliché, è originale, bizzarro, spesso tortuoso, apparentemente illogico, caratterizzato da incertezze e da tempi dilatati . E’ come il destino, ognuno ha il proprio. Simile ad una partita a Monopoli, ti capita di star fermo un giro, tornare al punto di partenza, perdere tutto con un tiro di dadi. L’avversario della partita è molto agguerrito, ci si confronta con sé stessi, con le debolezze del proprio animo, la superbia e le insicurezze, la parte di noi oscura e irrigidita. Facili entusiasmi possono lasciare il passo a periodi di apatia o avvilimento. Nel “cammino” gli incontri sono determinanti, mai casuali, ognuno ha un significato, spesso lo si comprende dopo. Nel fitto reticolo dell’esistenza, cogliere le opportunità di arricchimento interiore è fondamentale. Così la scelta dei “compagni di cordata” e anche saper riconoscere falsi guru e sentieri ciechi. Riassumere questo in poche pagine non è semplice, è un’esperienza intima, non facile da condividere. Salman Marrazza con coraggio ci ha provato e ha messo su carta il proprio viaggio alla ricerca del vero Islam. La sua testimonianza è ricca di esperienze umane generose, forse intellettualmente dispersive, a volte confusionarie, così come può essere la storia di un uomo che cerca il bene. Chi scrive non è qualificato ad esprimere un giudizio. D’altronde, le conversioni raramente sono istantanee, non capitano come a Paolo sulla via di Damasco, occorre del tempo perché le cose si sedimentino e per il nuovo fedele il percorso è spesso travagliato. La rivelazione contenuta nel Corano Benedetto, è il sigillo, il completamento dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Si parla di “ritorno” all’Islam perché il credente torna alla religione primigenia, nella quale è nato, e dalla quale era stato allontanato da eventi contingenti. Il percorso non è abiura, ed anche il termine “conversione” non è adatto, potrebbe richiamare un significato latente di forzatura. La parola adeguata per questo dono di Iddio potrebbe essere ri-nascita, Salman lo comprende e con felice intuizione lo definisce “Il sentiero del giorno”. Il racconto di Salman non è un tema idoneo per uno storytelling stereotipato, ma è comunque una vicenda con una valenza non esclusivamente soggettiva, la sua narrazione si intreccia con l’inquietudine del Novecento, il secolo breve, in cui le dottrine sociali entrano in crisi e collassano. La sua generazione è nata dopo la seconda guerra, sono coloro che nel ’68 si divisero tra le università e le piazze. Ci fu chi scelse la lotta armata o il viaggio in India, il lavoro in fabbrica o le droghe, altri si fecero strada nelle mille pieghe del sistema che sognavano di abbattere e di cui invece divennero i più entusiasti sostenitori. Salman comprende che non saranno le ideologie a salvare il mondo, le rivoluzioni sempre rinviate, i velleitarismi matti, i conformismi rassicuranti. Lascia l’impegno politico, smette di interrogare il proprio tempo, e rivolge la propria attenzione verso l’ Eterno, inizia la sua “andatura del cuore”. In quel periodo la conoscenza della dottrina islamica in Italia era ancora frammentaria, la comunicazione web non esisteva ancora, e in questo Salman può ritenersi fortunato, gli sono stati risparmiati i blog, i social media, milioni di siti specializzati in tuttologia. Anche allora non era una scelta facile, occorreva fare i conti con le convezioni sociali e familiari, con l’identità stessa dell’occidente, orientarsi in una società desacralizzata, dove le sedi delle banche sono più frequentate delle chiese.
Un incontro, apparentemente “casuale”, in una libreria specializzata in testi islamici, con un esponente della comunità sciita italiana, gli offre una indicazione fondamentale, è un crocevia nel suo sentiero spirituale. Salman scopre così una vena preziosa negli scritti dei sapienti sciiti e nella dottrina dell’Imamato, si commuove leggendo il Nahjul Balagha. La recitazione del Corano gli dischiude il cuore.
La sua “cerca” lo conduce verso la comunità musulmana sciita, da decenni radicata nel nostro paese. Partecipa alle celebrazioni religiose, incontra i credenti e rinsalda rapporti umani, si sente finalmente a casa. Pronuncia la shahada di fede e “torna” all’Islam adottando il nome di Salman, un uomo di origine zoroastriana che, avendo sentito gli echi della Rivelazione, dopo molte peripezie, raggiunge in Hijaz il Profeta Muhammad (saaws) e si converte all’ Islam.
Ma adesso cediamo il passo alla testimonianza, ben più significativa, di Salman Marrazza, aggiungendo solo una doverosa postilla.
Un male accompagnava da anni il nostro fratello, ma stavolta non era un disagio spirituale, la lotta era su un piano fisico, contro la malattia. Per anni, il suo percorso di cura, non gli ha impedito di partecipare ai riti e frequentare la nostra comunità islamica. Durante i pasti lo vedevamo alle prese con pillole e preparati medicinali, ci confidava che alla medicina allopatica, affiancava anche terapie naturali e, a suo dire, ne traeva sollievo. Come era suo carattere, non smetteva di indagare e sperimentare, non si è mai arreso. Accompagnato dalla sofferenza, ha continuato ad occuparsi dei suoi cari, praticare l’Islam, esercitare la professione di docente e studiare fino all’ultimo. E’ deceduto nel 2006. La morte lo ha colto vivo.