14 aprile 2020 - 16:14
Covid-19, Iran, amb. Bayat: "Pronti a cooperare con Italia " - 1a p.

- La Repubblica islamica e' pronta a cooperare con l’Italia per sconfiggere l'emergenza del coronavirus.

(ABNA24.com) Cosi' l’ambasciatore della Repubblica islamica in Italia, Hamid Bayat, in un’intervista all’AGI. "L'Iran torna a chiedere alla comunità internazionale di non rispettare le sanzioni Usa - che stanno ostacolando persino l’acquisto di medicinali -, per la lotta al nuovo coronavirus - e allo stesso tempo lancia un nuovo appello a Roma, affinché aderisca al sistema Instex, lanciato da Francia, Germania e Regno Unito (E3) e attraverso il quale è stata effettuata la prima transazione per esportare materiale sanitario all’Iran, nonostante le misure punitive reintrodotte dagli Usa dopo il loro ritiro dall’accordo sul nucleare (Jcpoa).

L'ambasciatore Bayat fa anche il punto dell’epidemia nel Paese, il più colpito in Medio Oriente, dove però le autorità registrano un “trend relativamente stabile”, con un calo dei nuovi infetti. Finora in Iran sono stati registrati 4.585 decessi e 73.303 casi di contagio. 

D) Ambasciatore, l’Iran è accusato di non comunicare le reali dimensioni dell’epidemia. Sono uscite foto satellitari di presunte fosse comuni per i deceduti da Covid-19, il direttore delle emergenze dell'Oms nella regione, Rick Brennan, parla di dati molto sottostimati. L’Iran ha messo in quarantena le persone, ma non le città focolaio. Si è sbagliato qualcosa nella gestione di questa crisi? 

R) Sfortunatamente, c'è una campagna di false notizie e disinformazione contro la Repubblica islamica dell'Iran riguardo alla gestione della crisi da Coronavirus. Dallo scoppio del Covid 19, il sistema sanitario iraniano ha compiuto incessanti sforzi per contrastare il virus e controllarlo seriamente e ai massimi livelli. Infatti, i rappresentanti dell'Organizzazione mondiale della Sanità nelle loro regolari visite in Iran, hanno ripetutamente lodato gli sforzi del Paese per combattere la malattia ed il contenimento della sua diffusione fuori dai suoi confini. Nella prima fase della lotta contro l’ epidemia, i responsabili sanitari iraniani hanno attivato il piano di mobilitazione nazionale, durante il quale sono stati monitorate oltre milioni di persone. Un numero significativo di individui con sintomi e nella fase iniziale della malattia sono stati identificati e isolati portando cosi ad una diminuzione del numero di accessi agli ospedali. Come annunciato dal ministro della Sanità iraniano, dal 7 aprile 2020, il Paese è entrato nella seconda fase del Piano nazionale di contrasto al coronavirus, che mira a realizzare il distanziamento intelligente, dopo l'implementazione del distanziamento sociale. Allo stato attuale, per via delle misure adottate e degli incessanti sforzi dei medici e del personale sanitario iraniani e dell'ammirevole collaborazione della popolazione, le statistiche mostrano che dal 30 marzo al 6 aprile, la curva del contagio registra una lieve decrescita. Questa diminuzione è dovuta a condizioni simili alla quarantena, verificatesi durante le vacanze del Capodanno persiano. Certamente, ci sono alcune preoccupazioni riguardo ai prossimi giorni e alla riapertura di alcune attività essenziali. Ma come ha sottolineato il Presidente Hassan Rohani, questa riapertura sarà graduale e legata a quelle attività a basso rischio che vengono attentamente monitorate dal Ministero della Sanità, osservando linee guida e protocolli sanitari. Quindi restare a casa è ancora un principio guida per chi prende le decisioni.

D) Sullo sfondo della pandemia, l’Iran ha lanciato una campagna internazionale per chiedere di cancellare le sanzioni Usa o non rispettarle. Perché c’è stato bisogno di questo appello, visto che le sanzioni dovrebbero escludere già tutti gli aiuti umanitari?

R) Le dichiarazioni delle autorità americane, secondo cui gli aiuti umanitari e le medicine non sono inclusi nelle sanzioni, sono infondate e pretestuose. Poiché a causa delle loro azioni minacciose, non esiste praticamente alcun modo per il commercio di tali beni con l'Iran. Indubbiamente, l'acquisto di medicine e attrezzature mediche e altri beni umanitari, come altri articoli commerciali, richiede risorse finanziarie sufficienti e un canale bancario operativo per trasferire i fondi. Da un lato, gli Stati Uniti hanno minacciato direttamente le banche di astenersi da qualsiasi transazione bancaria con l'Iran, e dall'altro, a seguito delle sanzioni ingiuste e unilaterali, le esportazioni iraniane di petrolio , in particolare verso i paesi europei, si sono fermate e molti ostacoli sono sorti per l'accesso dell'Iran alle sue risorse finanziarie all'estero. Tutto questo ha reso inaccessibile all’ Iran il commercio dei beni umanitari finanche con  risorse proprie . Il regime americano, con egoismo e una mancata  comprensione della gravità della situazione attuale, ha rafforzato la sua politica di ostilità e “massima pressione”, che oggi è rivolta contro l'umanità, ad un livello senza precedenti, che di fatto ha aggiunto una forma di terrorismo sanitario al già esistente terrorismo economico contro l'Iran. Nessuno al mondo ormai accetta più le falsità degli Usa, che mentono al mondo e le loro falsità  ​​più ovvie sono state e sono contro la Repubblica islamica dell'Iran. La revoca delle sanzioni oggi non è solo una richiesta legittima dell'Iran, ma anche di un gran numero di personalità nel mondo  e persino americane  che scrivono a Donald Trump e lo esortano a revocare le sanzioni contro l'Iran ed altri paesi per superare l'attuale complesso momento. Finora l’amministrazione Trump non ha risposto a queste richieste, il che è un ulteriore prova dell'atteggiamento disumano di questa amministrazione nei confronti dell'Iran e della sua inosservanza totale dei diritti umani. Il coronavirus sta infliggendo danni pesanti al mondo e nessun paese è al riparo. La nostra minima aspettativa nei confronti della comunità internazionale è che in questa difficile situazione, non vengano ossequiate ciecamente le sanzioni unilaterali ed arbitrarie degli Usa,  bensì venga aiutato l'Iran ad avere accesso alle sue risorse per far fronte alle conseguenze del Covid-19.  

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