5 aprile 2022 - 19:22
Cavusoglu: 'canali di dialogo tra Turchia e Grecia mai stati così aperti'

I canali di dialogo tra la Turchia e la Grecia non sono mai stati così attivi e, poiché Ankara adempie alle proprie responsabilità, si aspetta lo stesso da Atene.

È quanto ha affermato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in occasione del suo intervento al think tank della Fondazione per la ricerca politica, economica e sociale (SETA) con sede nella capitale turca. “Possiamo dire che i canali di dialogo con la Grecia sono oggi più aperti che mai”, ha affermato Cavusoglu, ricordando che la Turchia è a favore di “un dialogo sincero per risolvere i problemi”. Notando che Ankara sta lavorando per migliorare ulteriormente le relazioni economiche e commerciali, il ministro turco ha sottolineato che i primi risultati positivi sono stati registrati nel commercio bilaterale nel 2021, che è aumentato del 70% rispetto al 2020, raggiungendo i 5,2 miliardi di dollari. A dire di Cavusoglu, la Turchia si augura che questa agenda positiva crei un ambiente in cui sia possibile discutere sinceramente le questioni bilaterali con la Grecia. “Stiamo facendo la nostra parte in questa direzione. Ci aspettiamo che Atene mostri la stessa sincerità e la stessa volontà politica in questo processo”, ha aggiunto. Grecia e Turchia, entrambe membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. Dopo un’interruzione di cinque anni e mesi di tensioni, l’anno scorso, i due Paesi hanno deciso di riprendere i colloqui nel tentativo di raggiungere un terreno comune e consentire l’avvio di negoziati formali. Da allora, Atene e Ankara hanno tenuto tre tornate di colloqui, ma sembrano ancora molto distanti. I primi colloqui esplorativi per discutere le questioni nel Mediterraneo orientale risalgono al 12 marzo 2002, tenendosi poi regolarmente fino al 2016. Da allora, gli incontri sono stati sospesi fino al 2021, a causa di speculazioni politiche e della riluttanza della parte greca a sedersi al tavolo dei negoziati. Le discussioni bilaterali sono proseguite sotto forma di consultazioni politiche, ma non sono tornate al quadro esplorativo. La Turchia ha respinto le affermazioni sui confini marittimi avanzate dalla Grecia e dall’amministrazione greco-cipriota, sottolineando che queste affermazioni eccessive violano i diritti sovrani sia della Turchia che della Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC). I leader turchi hanno ripetutamente sottolineato che Ankara è favorevole alla risoluzione dei problemi in sospeso nella regione attraverso il diritto internazionale, le relazioni di buon vicinato, il dialogo e i negoziati. Atene, in diverse occasioni, si è rifiutata di sedere al tavolo dei negoziati e ha deciso di coinvolgere l’Unione Europea, affinché assumesse una posizione più dura contro la Turchia. Nonostante abbia affermato di non avere alcuna intenzione di entrare in una corsa agli armamenti con la sua vicina e alleata della NATO, il fiorente programma militare della Grecia è concepito per contrastare gli interessi turchi nel Mediterraneo orientale, contro il quale la Francia è tra i pochi Stati dell’Unione Europea ad aver offerto al pubblico supporto nei mesi scorsi. Il timore della Grecia è che le scelte strategiche della Turchia nel Mediterraneo orientale possano portare da un confronto diplomatico a un confronto diretto.

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