1 giugno 2019 - 09:20
Tensione Iran-Usa: Trump e i suoi cattivi consiglieri

- L’approccio del regime americano alla questione iraniana continua ad apparire contraddittorio e privo di chiarezza, con posizioni almeno apparentemente distanti tra gli esponenti dell’amministrazione Trump e lo stesso presidente.

(ABNA24.com) - L’approccio del regime americano alla questione iraniana continua ad apparire contraddittorio e privo di chiarezza, con posizioni almeno apparentemente distanti tra gli esponenti dell’amministrazione Trump e lo stesso presidente.

Dopo l’escalation di tensioni delle ultime settimane, infatti, la guerra di nervi lanciata da Washington ha fatto segnare in questi giorni un relativo allentamento, in larga misura seguito alle prese di posizione decisamente più caute da parte dell’inquilino della Casa Bianca.

Analisti e commentatori negli USA si stanno chiedendo se quello che sembra un divario sempre più ampio sull’Iran tra Trump e, ad esempio, il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, sia effettivamente il riflesso di politiche e attitudini opposte. La volubilità di Trump e, di fatto, la sua impreparazione e il disinteresse per le sfumature delle relazioni internazionali rendono comunque arduo il compito di decifrare la realtà all’interno dell’amministrazione repubblicana.

Mercoledì, comunque, Bolton è tornato a puntare il dito contro la Repubblica Islamica.

Proveniente dal Giappone, dove aveva accompagnato Trump nella sua visita ufficiale, l’ex ambasciatore USA alle Nazioni Unite è giunto negli Emirati Arabi, dove ha affermato, rigorosamente senza presentare alcuna prova, che i presunti attacchi del 12 maggio scorso contro alcune petroliere nel Golfo Persico erano stati “quasi certamente” opera dell’Iran. Con una logica impeccabile, Bolton si è chiesto in maniera retorica chi altro avrebbe potuto condurre un’operazione del genere se non Tehran. Non certo, secondo le sue parole, “qualcuno dal Nepal”. Bolton ha poi accusato l’Iran di avere progettato anche una precedente operazione di sabotaggio, di cui non si era avuta finora notizia, contro il porto petrolifero di Yanbu, affacciato sul Mar Rosso, in Arabia Saudita.

Allo stesso tempo, Bolton ha però anche evitato di alimentare nuove tensioni, assicurando che gli Stati Uniti non stanno pianificando alcuna operazione militare in risposta agli attacchi attribuiti arbitrariamente all’Iran.

Nelle settimane precedenti, invece, erano giunte nuove forze militari USA in Asia occidentale, mentre il Pentagono aveva presentato piani di “difesa” contro la presunta minaccia iraniana che includevano anche l’ipotesi di un contingente di 120 mila uomini. In molti hanno collegato la nuova attitudine relativamente moderata del consigliere di Trump alla sorta di richiamo fatto dal presidente nei suoi confronti durante la recente trasferta in Giappone.

Trump aveva indirettamente smentito Bolton con una dichiarazione nella quale spiegava di non essere interessato al cambio di governo a Tehran. Ecco le patole di Trump durante la  sua visita in Giappone: "  lran ha la possibilità di essere un grande paese anche con l’attuale leadership”. Trump, in definitiva, spiegava di volere soltanto la rinuncia alle armi nucleari da parte iraniana, cosa che, peraltro, la Repubblica islamica non ha mai voluto e cercato e ha più volte escluso in modo ufficiale.

Singolarmente, le posizioni espresse almeno a parole da Trump in Giappone sull’Iran sembrano ricordare quelle che guidarono la politica dell’amministrazione Obama durante il secondo mandato e che sfociarono nell’accordo di Vienna sul nucleare (JCPOA), boicottato nel maggio 2018 dall’attuale presidente.

Che l’attuale presidente USA intenda andare in questa direzione è ancora tutto da dimostrare e, anzi, le indicazioni in questo senso sono per ora quasi inesistenti. Trump e gli ambienti populisti di estrema destra che appoggiano la sua amministrazione sono comunque inclini al disimpegno internazionale e non deve sorprendere più di tanto che rappresentino uno schieramento per certi versi opposto a quello dei falchi interventisti “neo-con” che fanno capo principalmente a Bolton e al segretario di Stato, Mike Pompeo.

La voce del consigliere per la Sicurezza Nazionale continua ad ogni modo a essere sostanzialmente radicale sul fronte iraniano. Tanto che qualcuno gli assegnerebbe un ruolo di provocatore ad hoc, non solo nei confronti di Tehran. La sua utilità per Trump, con il quale sembra avere un rapporto personale non esattamente idilliaco, sarebbe cioè precisamente quella di generare tensioni e ostilità con paesi rivali, in modo da aprire inaspettati spazi di manovra allo stesso presidente, nei quali quest’ultimo possa muoversi tra tentativi di diplomazia e linea dura.

Dietro a John Bolton e, più in generale, alle politiche anti-iraniane di Washington ci sono tuttavia fortissimi e influenti interessi – economici e non solo – che spingono per un continuo aumento delle tensioni, se non un aperto confronto militare. Bolton è infatti sponsorizzato in primo luogo dal miliardario americano Sheldon Adelson, finanziatore di spicco del Partito Repubblicano e irriducibile sostenitore dello stato e delle politiche di Israele.





/129