(ABNA24.com) Gli sviluppi degli ultimi giorni in Iran, dove comunque la situazione è sempre stata piuttosto serena e sotto controllo (in questo senso sono state esagerate e certe volte “mitologiche” le descrizioni di certi media), hanno mostrato che dopo le minacce, le sanzioni e le azioni militari, tutte risultate un fiasco per gli Stati Uniti, Donald Trump ha optato per un ridicolo tentativo di rivoluzione colorata in Iran, sfumato grazie alla diligenza della popolazione e delle autorità iraniane.
Atto primo – Il rincaro della benzina e le proteste
La decisione del rincaro della benzina, è stata presa dal presidente iraniano, dal capo del Parlamento e dal capo del potere giudiziario, proprio per far fronte agli effetti delle sanzioni americane sulla popolazione civile.
Il prezzo della benzina in Iran è passato da 8 centesimi di euro al litro agli attuali 25 centesimi al litro e i fondi recuperati con questa manovra sono stati direttamente versati ai conti di 60 milioni di cittadini iraniani; in altre parole, il governo, togliendo parte dei sussidi sulla benzina, ha deciso di renderli mirati per aiutare 60 milioni degli 82 milioni di iraniani, con il reddito più basso. Una decisione, che è stata contestata dalla gente in alcune città.
Atto secondo – L’infiltrazione statunitense
Dopo l’inizio delle proteste, esattamente il 16 novembre scorso, pacifiche come lo è in genere il popolo iraniano, in alcune zone ci sono state delle azioni violente da parte di persone che difficilmente possono essere stati cittadini normali.
Aggressioni a banche, supermercati, fornitori di benzina, attacchi anche ai semplici passanti con armi ed eccetera.
Mentre si susseguivano questi atti violenti, sfociati nell’assassinio di almeno 3 poliziotti, il signor Trump metteva in atto la sua macchina satanica.
Non nascondendo la sua “soddisfazione per le proteste in Iran”, espressa dal portavoce Bryan Hook, Trump ha sguinzagliato i suoi media per riferire in maniera menzognera i fatti della nazione, incolpando da una parte il governo iraniano di azioni fantasiose, e incoraggiando dall’altra la gente a ribellarsi.
Diversi media filo-americani in lingua persiana, tra i quali VOA in persiano o quelli trasmessi da Londra, come BBC persian, Manoto e Iran International, che sono stati ufficialmente denunciati dall’ambasciata iraniana in Inghilterra per istigazione alla violenza, incitavano la popolazione iraniana a insorgere, protestare e paralizzare il governo.
D’altro canto, gli arresti successivi di individui “non-iraniani”, tra i facinorosi violenti, dimostra che gli Usa hanno pure cercato di infiltrarsi nelle proteste con elementi a loro fedeli o direttamente con loro agenti.
Atto terzo - Internet
Contemporaneamente gli Usa hanno avviato attacchi cyber contro i siti iraniani ed hanno iniziato ad usare internet per sollecitare proteste, organizzare raduni di violenti ed eccetera.
Il governo iraniano, ha giustamente sospeso il servizio per evitare nuovi scontri e per la tutela delle vite umane.
Ritrovatisi incapaci di portare avanti il complotto contro l’Iran via internet, gli americani, per voce del dipartimento del Tesoro, hanno stabilito delle sanzioni contro il ministro delle telecomunicazioni iraniano Azarì Jahromì. Il giovane ministro, ha risposto ricordando che prima di lui, anche le start-up, gli scienziati iraniani, ed i malati iraniani di cancro, erano stati inseriti dall’America nella lista dei gruppi da boicottare. Esatto, anche i malati di cancro, perchè gli americani, impedendo la vendita all’Iran di medicinali per la loro cura, li hanno inseriti nella lista delle loro sanzioni.
La parte ridicola di tutto ciò è che il governo Trump, che non ha nemmeno compassione degli ammalati, ha dichiarato di aver colpito con sanzioni il ministro iraniano per il bene della popolazione iraniana, a cui era venuto a mancare internet.
Atto quarto – La risposta del popolo
Come era accaduto anche nel 2009, ancora una volta il misero tentativo di rivoluzione colorata degli americani è fallito. In diverse città iraniane la popolazione ha organizzato delle grandi manifestazioni di condanna alle violenze e soprattutto agli Stati Uniti. L’ordine è stato ripristinato al 100% nel giro di una settimana e pure internet ha ripreso a funzionare.
Atto quinto – Come volevasi dimostrare
È vero, anzi verissimo che gli americani sono in grado di danneggiare l’economia o rallentare il progresso iraniano con le loro azioni ostili, ma il punto di grandissimo importanza è che NON LO POSSONO FERMARE. L’esperienza di vita di 41 anni della rivoluzione islamica e del popolo dell’Iran, dimostra che se una nazione decide di non assoggettarsi agli Stati Uniti e condurre un’esistenza dignitosa e orientata verso il progresso, è perfettamente in grado di farlo.
L’Iran di oggi è sicuramente la principale potenza del Medioriente, dal punto di vista scientifico, economico, antropologico, sociale e militare, e ciò perchè la nazione fa affidamento alla forza della propria popolazione, e non alla agli Stati Uniti o qualsiasi altra potenza.
Dal 1979, gli Stati Uniti hanno cercato di sottomettere questa realtà libera e indipendente, ma da allora, non hanno fatto altro che collezionare sconfitte. Queste del mese di Novembre del 2019, è stata un’altra di queste sconfitte.
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