ABNA24 – Un gruppo dei rifugiati afgani che dopo l’ascesa al potere dei Talebani in Afghanistan erano stati trasferiti dagli Usa in Ucraina affermano che le guardie ai confini ucraini hanno impedito loro di lasciare il paese.
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, Hasibullah Nouri, un rifugiato afgano in Ucraina, racconta che dopo essere stato trasferito in un campo profughi, le autorità ucraine hanno preso i loro passaporti e invece li hanno rilasciati un documento da poterlo usare solo all'interno dell'Ucraina.
Nouri aggiunge ancora:” in seguito alla crisi ucraina, ho cercato di andare in Slovacchia e Polonia senza passaporto, ma le guardie di frontiera ucraine non mi hanno permesso, tutto mentre coloro che avevano passaporti ucraini potevano uscire dal paese”
“Con i documenti che il governo di Kiev ha rilasciato ai rifugiati afgani non gli viene concesso il permesso di usciare dall’Ucraina.”, ha concluso il rifugiato afgano.
Se con i potenziali rifugiati arrivati negli scorsi mesi da Iraq e Siria attraverso la Bielorussia il governo polacco ed altri stati europei avevano scelto il pugno duro, con muri e respingimenti (anche violenti secondo alcune ong), e con il tacito assenso di Bruxelles, con la crisi ucraina Varsavia ha cambiato strategia: ora le porte dei migranti sono aperte e il Paese è pronto a una eventuale ondata di migranti in fuga dalle truppe russe.
Dal settembre 2021, Varsavia ha dichiarato lo stato di emergenza al confine bielorusso, vietando l’accesso alla zona a tutte le autorità dell’Ue, ai giornalisti e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani. Si sa poco di quello che accade, ma è sicuro che migranti e richiedenti asilo sono intrappolate nelle zone boschive al confine con la Bielorussia, al gelo e senza assistenza. Tra loro ci sono anche bambini. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che fa capo all'Onu, sono almeno 21 le persone morte in questa zona in cui i diritti umani sembrano sospesi.
Alla base del trattamento riservato ai migranti provenienti dalla Bielorussia da parte delle autorità polacche vi è quella che l’Ue ha definito come una “guerra ibrida” che Minsk ha messo in atto come forma di ritorsione nei confronti delle sanzioni di Bruxelles: il leader bielorusso Alexander Lukashenko aveva costruito a tavolino una crisi migratoria ai confini con l’Ue favorendo gli ingressi irregolari e decidendo di non accettare più i rimpatri dei migranti entrati irregolarmente nel blocco attraverso i suoi confini. Da qui, la decisione della Polonia di alzare un muro a protezione del confine che servirà a “proteggere il Paese e l'intera Ue dai migranti provenienti dall'Africa e dall’Asia occidentale”.
Si aggiunga poi che, stando a denunce anche di deputati polacchi, chi supera il confine senza venire respinto non si trova certo accolto con quei supporti promessi da Morawiecki agli ucraini in fuga da Putin. I centri per i migranti gestiti da Varsavia, infatti, sono dei veri e propri centri di detenzione in cui anche i richiedenti asilo possono restare reclusi per mesi. Secondo le denunce di diverse organizzazioni e politici, in queste strutture non ci sarebbero adeguate misure di assistenza medica e psicologica.
Il pugno duro di Varsavia è stato di fatto tollerato da Bruxelles: se, all’inizio della crisi al confine bielorusso, l'Ue aveva condannato il comportamento di Varsavia, con il passare del tempo ha “cambiato idea” stabilendo che i metodi applicati dalla Polonia sono non solo legittimi, ma replicabili da altri governi del blocco che dovessere trovarsi a fronteggirare una “strumentalizzazione dei migranti a fini politici”.
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