ABNA24 : Cosi' il presidente della Repubblica islamica Hassan Rohani riferendosi agli ultimi sforzi di Washington onde attivare il meccanismo di attivazione delle sanzioni contro Tehran. "Sono destinati a fallimento", ha ribadito nella riunione con i ministri del suo governo. " Secondo la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell'ONU solo i partecipanti, i paesi firmatari iniziali (dell'accordo sul nucleare iraniano, raggiunto a Vienna nel 2015, ovvero Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito, Germania e Iran) hanno il diritto di utilizzare il suddetto meccanismo. Ma l’8 maggio del 2018 Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’intesa, considerando il compromesso raggiunto “disastroso”. Questo rende impossibile l’accesso di Washington alla procedura snapback."
A meta' agosto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha bocciato la bozza della risoluzione proposta dagli Stati Uniti per estendere l'embargo sulle armi all'Iran, che scade a ottobre. Solo due Paesi hanno votato a favore, altri due si sono detti contrari e undici si sono astenuti: quindi il testo non ha ottenuto il minimo richiesto di nove voti favorevoli per la sua approvazione. Immediata la reazione degli Stati Uniti che, attraverso il segretario di Stato, Mike Pompeo, hanno parlato di fallimento "imperdonabile". Pompeo ha dato la colpa al Consiglio di sicurezza ONU per la mancata attuazione della risoluzione 2231 di fronte ad un Iran che a suo avviso non ha voluto rispettare i suoi impegni previsti dal JCPOA, firmato a Vienna nel 2015. Questo mentre la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza designa come partecipanti tutti i firmatari iniziali - ovvero Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito, Germania e Iran - del Piano d'azione congiunta globale (BARJAM in farsi). Il famoso 5+1 che dopo l'8 maggio del 2018, quando Trump ha vannunciato il ritiro degli USA dall’accordo (considerando il compromesso raggiunto “disastroso”) non esiste piu'. L'uscita degli Stati Uniti dall'intesa rende impossibile l’accesso di Washington alla procedura “snapback”.
Qualche settimana fa le maggiori potenze dell’Unione Europea si sono apertamente opposte alla decisione Usa di avviare presso l’Onu una procedura di ripristino delle sanzioni internazionali contro l’Iran. In un documento comune le diplomazie di Parigi, Londra e Berlino, ribadito anche dal capo della diplomazia europea Josep Borrell, gli europei considerano prioritario preservare quell’accordo, considerato l’unica possibilità di scoraggiare l’Iran dal dotarsi dell’arma nucleare.
Gli Stati Uniti, dopo la bocciatura in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la scorsa settimana, hanno quindi chiesto di avviare il meccanismo di ripristino (“snapback”) delle sanzioni entro 30 giorni in quanto partecipanti all’accordo sul nucleare iraniano.
La tensione fra Usa e paesi europei era cominciata a salire già la scorsa settimana, quando 13 paesi su 15 del Consiglio di Sicurezza non avevano votato a favore della proposta di Washington di prorogare l’embargo sulle armi convenzionali dell’Iran, in scadenza in ottobre. Solo due dei 15 membri del Consiglio di sicurezza hanno votato a favore della proroga.
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